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KURUPÍ, ÚLTIMO BICHO PILINGÜE Y VELVET-MAKÁ-URBANIZADO KE HALA Y FALA EN ESTE BLOG SU SECRECIÓN LINGUÍSTIKA, ESE PORO'UNHOL (PORTUGUÉS 10 % ESPAÑOL 70 %; GUARANÍ PIKANTE 20 %) SERÍA EN EL FONDO DEFINIBLE COMO UN SAN CULOTTISMO POÉTIKO, GRITO A CALZÓN KITADO, PENE ERECTISMO FULL TIME, UNA FALANGE ANARKO-PARA-MILITAR DE LA LETRA, UNA ALUCINAZIONE PARANOKIA-KRÍTIKA DEL DAS KAPITAL YANKEE, Y SU MAYO DEL 68 UN TSUNAMI-YIYISMO SIN BOMBACHA PRA XUXU, UN BAILE DE SAN VITO TEVINANDÍ PAGUASU!!!

domingo, mayo 30, 2010

Cinco personas en un nightclub: Mu Shiying

Mu Shiying

CINQUE PERSONE

IN UN NIGHT CLUB

Traduzione di chino al italiano Maria Rita Masci

Adelphiana

www.adelphiana.it

9 novembre 2004

1.

cinque persone calpestate dalla vita 6 aprile 1932, sabato pomeriggio.

La Borsa dell’oro è affollata di gente con gli occhi

iniettati di sangue.

Il prezzo del metallo giallo cade a una velocità di cento chilometri all’ora, trasformando quegli uomini in bestie, portando via loro la ragione e i nervi.

Hu Junyi ride ...

«Di che avete paura| Fra cinque minuti tornerà a salire!» dice.

Cinque minuti dopo: «Chiude a seicento!».

Nella Borsa serpeggia un’altra voce:

«Un forte terremoto ha colpito il Giappone!».

«Ottantasette!».

«Trentadue!».

«Zero virgola settantatré!».

(Un uomo di mezza età che indossa una veste di popeline e tiene un bocchino d’avorio in$lato in un angolo della bocca cade a terra svenuto).

Il prezzo dell’oro scende vertiginosamente.

Dopo altri cinque minuti, Hu Junyi si morde il labbro inferiore.

Quando il labbro si spacca, viene spazzato via un patrimonio familiare di ottocentomila tael.

Quando il labbro si spacca, si spacca anche il cuore di un moderno e solido uomo d’affari.

6 aprile 1932, sabato pomeriggio.

Zheng Ping siede sul bordo del lago nel giardino della scuola. Coppie di innamorati gli passano davanti ... Aspetta, aspetta Nina Lin.

La sera prima le ha mandato lo spartito di una canzone annotando in margine:

«Se mi permetti di continuare a vivere, vieni domani pomeriggio al lago nel giardino della scuola. I miei capelli si sono fatti bianchi per quanto ho sofferto per te!».

Nina Lin non ha respinto al mittente la partitura –e in una sera i capelli di Zheng Ping sono tornati neri.

Dopo pranzo si reca sul luogo dell’appuntamento, e mentre aspetta pensa: «È sbagliato calcolare il tempo dividendo un’ora in sessanta minuti e un minuto in sessanta secondi.

Come potrebbe essere altrimenti che, avendo aspettato solo mezz’ora, ho l’impressione di avere già la barba del tardo pomeriggio|».

Nina Lin arriva insieme a Wang Gambalunga.

«Hey , Zheng Ping, chi stai aspettando|» chiede Wang facendogli una smor$a.

Nina Lin piega la testa da un lato e non lo guarda.

Canticchia una strofa della canzone dello spartito che le ha mandato: Un tempo ti chiamavo amore, Oggi dici che sono uno sconosciuto!

Uno sconosciuto!

Un tempo dicevi che ero il tuo schiavo Oggi dici che sono uno sconosciuto!

Uno sconosciuto...

Mentre Nina Lin lo porta via tirandolo per la mano, Wang Gambalunga gira il capo e gli fa un’altra smor$a. Zheng Ping si morde il labbro inferiore.

Quando il labbro si spacca, i capelli di Zheng Ping diventano di nuovo bianchi.

Quando il labbro si spacca, la barba gli si allunga ancora.

6 aprile 1932, sabato pomeriggio.

Avenue Joffre, una strada trapiantata dall’Europa.

Percorre la via inondata dalla luce dorata del sole e invasa dall’ombra delle chiome dei grandi alberi.

Un giovanotto che cammina davanti a lei a un tratto gira la testa e le lancia un’occhiata, poi si mette a parlare con un altro giovane che gli sta accanto.

Lei si sforza di seguire la conversazione:

Giovane A: «È Daisy Huang, cinque anni fa andava

per la maggiore!».

Giovane B: «Era un piacere per gli occhi! Sembra davvero ... Amen!».

Giovane A: «Peccato che siamo nati troppo tardi!

Amen! Le donne non reggono al passare del tempo!».

Un serpente le morde il cuore, allora attraversa di corsa la strada. Si vede riflessa in una vetrina – la giovinezza è volata dal suo al corpo di un’altra.

«Le donne non reggono al passare del tempo!».

Si morde il labbro inferiore.

Quando il labbro si spacca, il suo cuore viene inghiottito dal serpente.

Quando il labbro si spacca, entra in un altro negozio francese.

6 aprile 1932, sabato pomeriggio.

Lo studio di Li Jie.

Le librerie sono piene di edizioni di ogni tipo di Hamlet di Shakespeare in giapponese, tedesco, francese, russo, spagnolo... persino in turco.

Li Jie, seduto a fumare, segue con lo sguardo le volute di fumo che salgono verso l’alto e restano sospese nell’aria. A un tratto ha la sensazione che l’universo intero si sia trasformato in una spirale di fumo che si avvita verso l’alto – le varie edizioni di Hamlet aprono la bocca e si mettono a parlare con lui:

«Tu cosa sei| Io cosa sono| Cosa sei tu| Cosa sono io|».

Li Jie si morde il labbro inferiore.

«Tu cosa sei| Io cosa sono| Cosa sei tu| Cosa sono io|».

Quando il labbro si spacca, le edizioni di Hamlet ridono.

Quando il labbro si spacca, anche lui si trasforma in una voluta di fumo.

6 aprile 19X, sabato pomeriggio.

Il Municipio.

Miao Zongdan, il Primo Segretario, riceve all’improvviso una nota del Sindaco. Nei cinque anni in cui ha lavorato in quell’uf$cio, molti sindaci sono cambiati, lui invece sembra aver messo radici, e cresce solo verso l’alto. Non è mai stato retrocesso. Ma non ha mai ricevuto una nota del Sindaco.

Nei cinque anni in cui ha lavorato in quell’uf$cio, ha scritto documenti tutti i giorni, si è seduto sui divani, ha bevuto tè, letto i giornali, non è mai arrivato in ritardo né andato via in anticipo, ha gettato via tutte le sue ambizioni, i sogni e gli afflati romantici.

Nei cinque anni in cui ha lavorato in quell’uf$cio, non ha mai ricevuto una nota del Sindaco. Oggi improvvisamente gli arriva una nota del Sindaco!

Apre la busta con la stessa cura con la quale ricopia in bella i documenti. Chi se lo sarebbe immaginato|

È una lettera di licenziamento.

In un attimo, gli crolla addosso il mondo!

Non riesce a crederci:

«Dove ho sbagliato|».

La rilegge ancora due volte, resta sempre una lettera di licenziamento.

Si morde il labbro inferiore.

Quando il labbro si spacca, non utilizza più l’inchiostro nella boccetta.

Quando il labbro si spacca, il capo contabile gli porta l’ultimo stipendio.

2.

sabato será

Porte girevoli di vetro spesso: da ferme ricordano i

mulini a vento olandesi; in movimento sembrano colonne di cristallo.

Dalle cinque alle sei, le migliaia di automobili di Shanghai corrono da est verso ovest.

E quando le porte girevoli degli uf$ci somigliano ai mulini a vento, quelle dei ristoranti diventano colonne di cristallo. La gente, bloccata all’imbocco delle strade, è bagnata dalla luce rossa dei semafori, mentre le automobili le sfrecciano davanti.

Appena le colonne di cristallo si fermano, altra gente vi si in$la dentro, natando come un banco di pesci.

Il programma del sabato sera prevede: un ricco banchetto completo di acqua ghiacciata e gelato; la ricerca di un’amante; l’ingresso in un night club.

Un nutriente dessert, acqua ghiacciata, gelato e frutta sono assolutamente vietati.

(N.B.: ci si sveglierà lunedì mattina – dato che la domenica è giorno di riposo).

Dopo il Chiken à la king c’è la frutta e poi il caffè.

L’amante è tenera come il Chiken à la king, e la frutta fresca come lei. Ma la sua anima è nera come il caffè ... un serpente fuggito dall’Eden!

Il mondo del sabato sera gira attorno all’asse del jazz come un cartone animato, ugualmente veloce e leggero, ugualmente folle; privo di forza di gravità, tutto costruito in aria.

Il sabato sera, la ragione non circola.

Il sabato sera, anche i giudici vogliono commettere crimini.

Il sabato sera, Dio va all’Inferno.

Gli uomini portano fuori le donne dimentichi del codice civile contro la seduzione. Ogni donna portata fuori da un uomo dice di non avere ancora diciotto anni, e se la ride alle sue spalle. Gli uomini dimenticano che stanno guidando, poiché gli occhi sono attratti dalle linee panoramiche del corpo delle amanti e le mani hanno cambiato posizione.

Il sabato sera anche la gente onesta ruba, i semplici non fanno che pensare al modo di imbrogliare gli altri, i cristiani mentono, i vecchi prendono come disperati medicine per ringiovanire, e le donne esperte hanno il rossetto kissproof pronto ...

Le strade –

L’interesse annuale dell’Immobiliare Puyun raggiunge un terzo del capitale 100.000 tael

È caduta la Manciuria|

No ... i volontari stanno combattendo all’ultimo sangue contro i giapponesi nei campi coperti di neve COMPATRIOTI, CONTRIBUITE ALLA...

Il quotidiano «Il Continente» stampa già cinquantamila copie 1933 Bartok $la per la mensa dei poveri «Evening Post!». Il ragazzo che vende i giornali spalanca la bocca blu, che contiene denti blu e lingua blu. La punta della scarpa dai tacchi a spillo di neon blu dall’altra parte della strada è rivolta proprio verso la sua bocca.

«Evening Post!». Improvvisamente la sua bocca diventa rossa, e lui tira fuori la lingua, la grande bottiglia dall’altro lato della strada si è messa a versar vino.

Strade rosse, strade verdi, strade blu, strade porpora ... Città truccata a forti tinte! Balletto di luci al neon – onde multicolore, onde cangianti, onde senza colore – un cielo pieno di onde, in mezzo al cielo: vino, luci, scarpe dai tacchi a spillo, orologi ...

Bevete whisky White Horse ... Le sigarette Chester- $eld non irritano la gola...

Negozio di scarpe Alexander, Bar Johnson, Tabacchi Laslo, Dischi Dizzy, Rivendita di cioccolata e caramelle, Cinema Impero, Viaggi Hamilton...

Un turbinio, un incessante turbinio di luci al neon.

Improvvisamente le luci si arrestano: «Night Club Imperatrice».

La porta di vetro, quando è aperta, rivela il viso di un indiano; l’indiano scompare, ma la porta è ancora aperta. Davanti all’ingresso c’è un uomo vestito di blu che tiene al guinzaglio un gran numero di cani pechinesi. Bau bau.

Una grande rana avanza sgranando i grossi occhi, lo stomaco le striscia per terra; giunta davanti alla porta gracchia e si ferma. Dallo sportello della macchina esce a testa bassa una bella ragazza, dietro di lei sguscia un signore in abito da sera, che le offre prontamente il braccio.

«Compriamo un pechinese!».

Il signore tira immediatamente fuori i soldi e offre uno dei cani alla signorina.

«Come pensi di ringraziarmi|».

La ragazza gli fa la linguaccia e arriccia il naso in una smor$a.

«Charming, dear !».

Prende il cane per la pancia e si in$la rapida nel locale mentre la bestiola abbaia.

3.

cinque persone felici

Tovaglie bianche, tovaglie bianche, tovaglie bianche, tovaglie bianche ... bianco...

Sopra alle tovaglie bianche: birre nere, caffè neri ...nero, nero...

Accanto alle tovaglie bianche siedono uomini in abito da sera – un insieme bianco e nero – capelli neri, visi bianchi, occhi neri, colletti bianchi, cravatte nere, camicie bianche inamidate, giacche nere, gilè bianchi, pantaloni neri ... bianco e nero...

Dietro alle tovaglie bianche attendono i camerieri: vestiti bianchi, cappelli neri, una riga nera lungo i pantaloni bianchi...

La felicità dei bianchi, la tragedia dei neri. Musica dei rituali cannibali dell’Africa, colpi di tamburo alti e bassi simili a tuoni, il lamento di una tromba; sul pavimento al centro, una $la di principesse sla- ve decadute balla il tip tap negro, gambe bianche battono il tempo sotto corpi avvolti in satin nero: du du du – duda!

Ecco un altro insieme bianco e nero! Perché hanno due pezze di seta sul petto e una sul ventre| Ballano, le principesse slave; ballano, le gambe bianche, i petti bianchi e i ventri bianchi; ballano, un insieme bianco e nero ... un insieme bianco e nero. Tutti sono contagiati da questa febbre. Musica malarica, zanzare velenose della giungla africana.

Il pechinese si mette ad abbaiare sulle scale. La porta a vetri è aperta, la signorina precede il signore.

«Guarda! Il foxtrot di Pigiloff!».

«Magni$co!» esclama il signore.

Conversazione fra clienti: «Guarda, è Hu Junyi! È arrivato Hu Junyi!».

«L’uomo di mezza età sulla porta|».

«Sì».

«Chi è la donna insieme a lui|».

«Daisy Huang! Ma come! Non conosci Daisy Huang|».

«Come non la conosco! Ma quella non è Daisy Huang!».

«Come non è| Chi dice che non lo è| Vuoi scommettere| ».

«Daisy Huang non è così giovane! Non è lei!».

«Che vuol dire “non è così giovane”, non ha ancora superato i trenta!».

«E quella lì avrebbe trent’anni| Ne avrà meno di venti...»

«Non voglio discutere con te. Io dico che è Daisy Huang, tu dici che non lo è, scommetto una bottiglia di vino. Guardala bene».

Daisy Huang sorride, sotto i corti capelli acconciati alla Norma Shearer, spicca un unico occhio, le molte rughe sull’angolo sapientemente nascoste dalla matita nera e dal lungo sopracciglio. L’ombra prominente del naso cela le rughe agli angoli della bocca. Ma la stanchezza di quell’occhio non riesce a camuffarla neppure la sua risata.

Un improvviso squillo di tromba, una alla volta le principesse slave metà bianche e metà nere lasciano la pista e scivolano a $anco delle tovaglie bianche fondendosi con gli uomini in vestito da sera.

Un cimbalo risuona come un piatto di vetro caduto a terra, l’ultima principessa slava diventa più bassa di mezza altezza e poi scompare del tutto.

L’applauso manda quasi in frantumi il sof$tto.

Daisy Huang lancia il pechinese a Hu Junyi e si mette ad applaudire, Hu Junyi afferra al volo il cane interrompendo il suo applauso e scoppia a ridere.

Conversazione fra clienti: «D’accordo, scommettiamo! Io dico che quella donna non è Daisy Huang – anzi, aspetta, io dico che Daisy Huang non è tanto giovane, deve avere circa trent’anni. Tu invece sostieni che è Daisy Huang.

Valle a chiedere quanti anni ha, se ha meno di venticinque anni, non è Daisy Huang e tu mi devi una bottiglia di vino».

«E se ha più di venticinque anni|».

«Ti devo io una bottiglia».

«D’accordo! Non è che poi ti tiri indietro, no|».

«Ma ti pare| Su, vai!».

Daisy Huang e Hu Junyi siedono vicino alla tovaglia bianca. Accanto a lei, un cameriere sta versando, da una bottiglia avvolta in un tovagliolo bianco, un liquore arancione nei bicchieri a calice.

Guardando il liquore Hu Junyi dice: «Labbra rosse come il vino! Ma più inebrianti del vino!».

«Sciocco!».

«È la strofa di una canzone».

Ha! Ha! Ha!

«Mi scusi, lei ha venti o trent’anni|».

Daisy Huang volta la testa e vede il cliente A alle sue spalle. Non avendo capito a chi è rivolta la domanda lo $ssa.

«Dicevo, lei ha venti o trent’anni| Io e il mio amico stavamo...»

«Cosa|».

«Stavo chiedendo se lei ha vent’anni| Oppure...».

Daisy Huang sente il serpente del pomeriggio morderle di nuovo il cuore. Balza in piedi e gli dà uno schiaffo, poi ritira subito la mano, si morde il labbro e, tornata a sedere, scoppia a piangere con la testa sul tavolo.

Hu Junyi si alza in piedi e chiede: «Che cosa intende dire|».

Coprendosi la guancia con la mano sinistra, il cliente A risponde: «Scusate, sono spiacente, ho fatto un errore di persona». E con un inchino se ne va.

«Non prendertela, Daisy. Quel pazzo ha sbagliato persona».

«Sembro davvero tanto vecchia, Junyi|».

«Macché! Macché! Per me sei sempre giovane!».

Allora Daisy Huang si mette a ridere: «Per te sono sempre giovane! Ha, ha, per sempre giovane!». Alza il bicchiere: «Brindiamo alla mia primavera!». E bevuto il liquore ricomincia a ridere appoggiata alla spalla di Junyi.

«Daisy, che ti succede| Che hai| Sei impazzita|».

Il pechinese, afferrato per la pancia, abbaia.

«Non sono mai stata più lucida» replica lei ricomponendosi.

Ma dopo un po’ scoppia di nuovo a ridere:

«Sarò sempre giovane – Junyi, divertiamoci stasera!». E lo trascina sulla pista da ballo.

Lasciano un tavolo vuoto.

La gente dei tavoli vicini bisbiglia:

«Quella donna è matta».

«Non è Daisy Huang|».

«Sì, è lei, è davvero invecchiata».

«L’uomo insieme a lei somiglia molto a Hu Junyi, l’ho incontrato una volta a cena da amici».

«È proprio lui, il re dell’oro».

«In questi giorni non girava la voce che ha perso tutto|».

«L’ho sentito dire anch’io. Ma oggi l’ho visto accompagnare

Daisy Huang in giro a far spese seduto nella sua Lincoln. Non credo che uno come lui possa perdere tutto in una volta sola, è stato a lungo nel giro dell’oro».

La porta di vetro si apre di nuovo, insieme a una risata entra un giovane di ventidue ventitré anni, sostenuto per il braccio da un altro giovanotto della stessa età. Una ragazza dall’espressione preoccupata gli cammina a $anco, anche se leggermente indietro. Il primo a essere entrato, scorgendo il cranio calvo del direttore del locale, alza una mano e gli passa un dito sulla pelle esclamando:

«Proprio una bella pelata!».

E scoppia a ridere spingendo lo stomaco in avanti.

Tutti si girano a guardarlo: la camicia dell’abito da sera è macchiata di vino, un ciuffo di capelli gli pende sulla fronte, gli occhi sono umidi e febbricitanti, le guance rosse, il fazzoletto è disordinatamente in$lato nel taschino.

«Il giovanotto ha alzato il gomito!».

«Guarda come è ridotto!».

Il direttore del locale sulla cui testa pelata aveva passato il dito, si precipita in avanti per aiutare l’altro a sostenerlo e gli chiede: «Dove ha bevuto il signor Zheng|».

«In un ristorante! E nonostante si sia ubriacato ha insistito per venire qui». E poi all’orecchio: «Ha visto la signorina Lin| Nina Lin|».

«È qui».

«Con chi sta|».

In quel momento, una donna dice all’uomo seduto al tavolo con lei: «Andiamo| È arrivato l’ubriacone!».

«Hai paura di Zheng Ping|».

«Non ho paura di lui, ma è ubriaco e non voglio che faccia una scenata».

«Per andar via dobbiamo per forza incrociarlo».

La donna ammorbidisce la voce e come sognando dice: «Andiamo via!».

L’uomo china leggermente la testa in avanti: «Va bene, cara Nina!».

Nina sorride, si alza e si avvia verso l’uscita seguita dall’uomo.

Il direttore del locale, indicandoli con la bocca, esclama:

«Non è lei quella|».

La donna entrata insieme all’ubriaco si intromette:

«Sì, è proprio lei, e quello non è Wang Gambalunga| ».

Wang Gambalunga e Nina Lin passano loro davanti.

Vedendo Zheng Ping, Nina abbassa la testa e chiama a bassa voce: «Mingxin!».

«Sono qui, Nina, non temere!».

Zheng Ping sta ridendo, ride, ride tanto che gli vengono le lacrime, e attraverso queste vede Nina che gli sta andando incontro e felice grida: «Ni...».

A quel punto si asciuga le lacrime, e quando vede che è appoggiata al braccio di Wang: «Ni... Tu!... Vai al diavolo!». E cerca di liberare il braccio.

L’amico si affretta a bloccarglielo: «Sbagli persona! ». E lo trascina all’interno del locale. La giovane arrivata insieme a Zheng Ping fa un cenno con la testa a Nina che le risponde con un sorriso, poi china il capo e si dirige verso l’uscita insieme a Wang che $ssa Zheng Ping. Arrivati all’ingresso aprono la porta a vetri ed escono. Una coppia entra nello stesso momento, il vetro riflette come un lampo la luce al neon dell’insegna del locale...

Un pensiero passa come un lampo nella testa di Wang Gambalunga: «Quella non è Zhijun, la donna che un tempo mi ha lasciato| Come mai sta con Miao Zongdan|».

Un pensiero passa come un lampo nella testa di Zhijun: «Wang Gambalunga si è trovato una nuova amante!».

Wang spinge l’anta sinistra della porta a vetri, Zhijun spinge l’anta destra della porta a vetri, l’insegna al neon si riflette con un lampo sulla porta a vetri, Wang Gambalunga afferra subito il gomito di Nina e le sussurra: «Dear...!».

Zhijun si appoggia subito al braccio di Miao Zongdan, e sollevando leggermente la testa: «Zongdan...».

I pensieri nella testa di Miao Zongdan: «Nota del Sindaco, per il signor Miao Zongdan, per il signor

Miao Zongdan, nota del Sindaco...».

Appena la porta si chiude, la tenda di velluto verde

separa la coppia di Wang Gambalunga dalla coppia di Miao Zongdan. Nel corridoio Miao Zongdan incontra il batterista Johnson che si affretta verso

l’uscita. Miao gli fa cenno con la mano.

«Hello, Johny!».

Johnson gli lancia un’occhiata veloce e prosegue verso l’uscita dicendo: «Ci parliamo dopo».

Miao Zongdan ha appena fatto accomodare Zhijun

quando, al tavolo di fronte al suo, vede un giovane dai capelli scarmigliati muovere violentemente un braccio e rovesciare i bicchieri del vicino, facendone spillar fuori il liquore arancione che $nisce sulla gamba di Hu Junyi che sta parlando con Daisy Huang che però è saltata in piedi spaventata avendo isto in anticipo la scena.

Hu Junyi si alza stupito: «Come ha fatto a rovesciarsi| ».

Daisy Huang guarda Zheng Ping. «Vai al diavolo!»

esclama l’uomo.

Il suo amico cerca di farlo stare seduto e lo giusti$

ca con Hu Junyi: «Scusate tanto, è ubriaco».

«Non è niente!». Hu Junyi tira fuori il fazzoletto

per pulire Daisy, ma quando si accorge che è la sua gamba a essere bagnata, scoppia a ridere.

Vari camerieri vestiti di bianco circondano il tavolo, bloccando la vista a Miao Zongdan.

In quel mentre arriva Johnson e si siede di $anco a Zhijun:

«Come va, baby|».

«Molto bene, grazie».

«Johny, you look very sad !».

Johnson si stringe le spalle e sorride.

«Che succede|».

«Mia moglie sta partorendo, mi ha appena telefonato chiedendomi di tornare a casa – mi hai appena

visto uscire di corsa, no| Ne ho parlato con il direttore, ma lui non mi lascia andare». Sopraggiunge

di corsa un cameriere: «Mister Johnson, al telefono ». E lui esce di nuovo di corsa.

Quando si accendono le luci, sul tavolo di Hu Junyi c’è di nuovo il liquore arancione. Il viso di Hu Junyi è vicino a quello di Daisy Huang, Zheng Ping

siede in silenzio, sul suo viso è dipinta la tristezza di un uomo al quale i capelli si sono fatti bianchi.

Il suo amico si sta detergendo il sudore. Zhijun ha l’impressione che da dietro qualcuno la stia guardando, si volta e vede che si tratta di Li Jie. I suoi occhi sono scuri come la notte, impossibile indovinare quanto profondi, o cosa esprimano.

«Ti siedi con noi|».

«No. Preferisco stare da solo».

«Perché stai seduto in un angolo|».

«Mi piace la tranquillità».

«Sei venuto da solo|».

«Amo la solitudine».

Lentamente sposta lo sguardo simile a quello di un

cadavere, e lo $ssa sul tacco delle scarpe nere di lei.

Lei è scossa da un brivido e gira la testa.

«Chi è|» chiede Miao Zongdan.

«Uno della mia scuola. Si è diplomato l’anno in

cui io sono entrata».

Miao Zongdan spezza in due un $ammifero dopo

l’altro e li fa cadere nel portacenere.

«Cos’hai stasera, Zongdan|».

«Niente!». Raddrizza la schiena e alza gli occhi verso

di lei.

«Potresti sposarti, Zongdan».

«Non ho soldi».

«Non ti basta lo stipendio del Municipio| E poi sei

un uomo in gamba».

«In gamba...» incomincia, ma poi si trattiene. In

quel mentre rientra Johnson e si avvicina al loro

tavolo: «E allora|».

Johnson resta in piedi e dice lentamente: «Era un

maschietto, ma è morto. Mia moglie ha perso conoscenza.

Mi hanno chiesto di tornare a casa, ma

non posso».

«Come mai ha perso conoscenza|».

«Non lo so». Dopo un momento di silenzio aggiunge:

«Quando mi viene da piangere vogliono che rida! ».

«I’m sorry for you, Johny!».

«Let’s cheer up!». Johnson manda giù un bicchiere di alcol, si dà una manata sulla coscia e comincia a saltare: «Mi sono cresciute le ali, posso volare! Posso volare! Posso volare!». E così saltando vola via.

Zhijun si piega dal ridere, Daisy si copre la bocca con un fazzoletto, Miao Zongdan ride di gusto. Anche Zheng Ping scoppia improvvisamente a ridere.

Hu Junyi manda giù un sorso di alcol e si unisce al coro.

Ha, ha, ha! Ha, ha, ha! Ha, ha, ha!

Daisy getta chissà dove il fazzoletto, si appoggia allo schienale della sedia e guarda in alto le luci rosse al neon. Tutti ridono insieme a lei – bocche aperte, bocche aperte, bocche aperte ... a guardarle a lungo non sembrano più bocche. I volti si alterano, Zheng Ping ha il mento aguzzo, Hu Junyi il mento rotondo, e quello di Miao Zongdan è separato dalla bocca e sembra crescere sul pomo d’Adamo, le rughe riempiono la pelle sotto il mento di Daisy.

L’unico che non ride è Li Jie, li osserva in silenzio con uno sguardo tagliente come un bisturi, le orecchie dritte, per catturare ogni risata, come un cane da caccia nel bosco.

Vedendo quello sguardo tagliente come un bisturi, quelle orecchie dritte, Miao Zongdan sente all’improvviso il suono della sua risata e delle risate degli altri, e pensa: «Che suono strano!».

Anche Hu Junyi lo vede: «Sono io che sto ridendo|».

Fra le nebbie della memoria, Daisy Huang ricorda che una volta, da piccola, si è svegliata di notte e, vedendo la stanza buia, ha gridato forte: «Ho paura! ».

Zheng Ping biascica ubriaco: «Sono voci umane queste| Ma che hanno da ridere|».

In un attimo i quattro smettono di ridere. Nel locale alcuni cercano di soffocare le risate che si fanno sommesse, e poco dopo smettono anche loro.

Una sensazione di paura e di solitudine li pervade, come se si trovassero a notte fonda in una foresta, senza un fuoco, senza il conforto di qualcuno e cercassero qualcosa a cui appoggiarsi. Il suono di un gong. Johnson è sul palcoscenico con l’orchestra:

«Cheer up, ladies and gentlemen!».

I tamburi cominciano a rullare, veloci, un turbine di ritmo. Le coppie vengono trascinate sulla pista da ballo e volteggiano seguendo la musica. Daisy Huang accorre tirandosi dietro Hu Junyi, Miao Zongdan getta via la nota del Sindaco, anche Zheng Ping sta per alzarsi, ma si accorge che il braccio dell’amico con il quale è entrato già cinge la vita della ragazza.

«Scappano tutte, tutte!» esclama e coprendosi il viso con le mani resta seduto a capo chino, con la sensazione di non avere una via di fuga. Improvvisamente vede chiaro dentro di sé, come se non fosse

ubriaco. Rialza la testa e scorge la coppia a cui ha rovesciato i bicchieri che balla correndo per tutta la pista, con passi veloci, scatenati. Una copia gli passa davanti turbinando e poi scompare. Ne passa un’altra, e scompare anche quella. «Non ho via di scampo! Non ho via di scampo!». Quando si guarda intorno cercando un luogo dove rifugiarsi, vede Li Jie che lo sta $ssando. Allora lo raggiunge dall’altro capo della sala e dice: «Amico, voglio raccontarti una barzelletta» e si mette a parlare come una radiolina. Li Jie lo $ssa in silenzio, pensa:

«Tu cosa sei| Io cosa sono| Cosa sei tu| Cosa sono io|».

Gli occhi che Zheng Ping ha davanti sembrano di pietra per quanto sono immobili, ma a lui non importa, e continua a ridere e a chiacchierare.

Zhijun e Miao Zongdan smettono di ballare e tornano a sedersi al tavolo. Zhijun ansima leggermente.

Sente le battute di Zheng Ping e sorride, ma prima ancora di aver esaurito la risata, viene nuevamente trascinata in pista da Miao Zongdan. Mentre ascolta le parole di Zheng Ping, Li Jie spezza in

due i $ammiferi, e quando sono $niti passa a fare a pezzi la scatola e quando ha $nito anche questa, chiama il cameriere per averne un’altra.

Il cameriere torna con una nuova scatola: «Signore, il suo tavolo è coperto di $ammiferi fatti a pezzi! ».

«Per spezzare un $ammifero in otto pezzi ci vogliono quattro secondi, per una scatola e mezza un’ora, adesso sono – che ore sono adesso|».

«Quasi le due, signore».

«Quando avrò fatto a pezzi sei scatole, potrò andarmene » e riprende la sua occupazione.

Il cameriere alza gli occhi al cielo e si allontana.

Conversazione fra clienti:

Cliente C: «Forte quel tipo, viene $n qui per fare a pezzi i $ammiferi. Al prezzo di uno yuan non potrebbe spezzarli un giorno intero a casa sua|».

Cliente D: «Uno che dopo cena non ha niente da fare e viene qui a fare a pezzi i $ammiferi è un uomo felice».

Cliente C: «Anche quello stupido ubriacone è un uomo felice! Appena entrato ha rovesciato i bicchieri in un tavolo, poi si è messo a insultare la gente e ora racconta barzellette».

Cliente D: «Ai tavoli di questa $la siedono tutte persone felici! Guarda con quanta energia ballano Daisy Huang e Hu Junyi, e la coppia che sta di fronte a loro».

Cliente C: «È proprio vero, non hanno paura di spezzarsi una gamba. Che ora abbiamo fatto|».

Cliente D: «Sono da poco passate le due».

Cliente C: «Ce ne andiamo| Sono andati via quasi tutti».

La porta a vetri si apre, una coppia si affretta fuori, l’uomo ha la cravatta allentata, la donna i Capelli in disordine.

La porta a vetri si apre di nuovo, un’altra coppia si affretta fuori, l’uomo ha la cravatta allentata, la donna i capelli in disordine.

Il locale a poco a poco si vuota, si fa tranquillo. Solo il direttore cammina su e giù, la testa pelata riflette a tratti la luce rossa, a tratti la luce verde, a tratti la luce blu, a tratti la luce bianca.

Hu Junyi si siede e deterge il sudore dal collo con un fazzoletto: «Riposiamoci un attimo, saltiamo questa, d’accordo|».

Daisy risponde: «Come vuoi – però, no, perché non balliamo| Oggi compio ventotto anni, e domani avrò ventotto anni e un giorno! Sarò più vecchia di un giorno! Diventerò ogni giorno più vecchia. Ogni

giorno è prezioso per una donna! Perché non balliamo, $nché sono giovane| Balliamo!».

«Daisy...». Con il fazzoletto ancora in mano, Hu Junyi viene nuovamente trascinato in pista.

Mentre balla, Miao Zongdan si accorge che i $li dei palloncini che decorano il sof$tto della sala pendono giù, allora fa un salto e ne afferra uno. Dà un buffetto sulla guancia a Zhijun e le dice: «Prendilo!

È il mondo!». Zhijun mette il palloncino fra i loro visi e risponde ridendo:

«Tu sei nell’emisfero occidentale, io in quello orientale! ».

Qualcuno deve aver bucato il palloncino, che scoppia.

Il viso sorridente di Miao Zongdan si fa inmediatamente preoccupato: «Questo è il mondo!

Guarda, è scoppiato – è scoppiato!». Si lancia di petto verso Zhijun e, come pattinasse sul ghiaccio, scivola fra la folla muovendosi a zig zag.

«Basta, Zongdan! Non ce la faccio più!» ansima ridendo Zhijun.

«Non è niente, sono le tre passate, alle quattro il locale chiude, non manca molto! Balla! Balla!». Si scontrano con una coppia: «Scusate!». E riprendono a pattinare.

Li Jie ha riempito il pavimento di pezzi di $ammiferi...

Una scatola, due, tre, quattro, cinque...

Zheng Ping chiacchiera ancora, non sa cosa sta dicendo, ma parla, e ride.

Un cameriere accanto a loro sbadiglia.

Zheng Ping smette di colpo di parlare.

«Ti si è seccata la lingua|». Li Jie dunque può essere spiritoso.

Zheng Ping mormora: Uno sconosciuto!

Un tempo ti chiamavo amore, Oggi dici che sono uno sconosciuto!

Uno sconosciuto!

Li Jie guarda l’orologio, si sfrega le mani e smette di spezzare i $ammiferi: «Mancano venti minuti».

I passi del tempo risuonano tristemente nel cuore di Zheng Ping. I secondi vi si arrampicano senza posa, uno dopo l’altro, come formiche, frenetiche e numerose. «Oh, Nina solleva la testa in attesa del bacio di Wang Gambalunga! Fra un secondo quella posa potrebbe cambiare, un secondo dopo potrebbe cambiare di nuovo, $no all’attuale che, dall’attesa del bacio, chissà quale potrebbe essere!».

Il cuore gli si stringe. «Racconta un’altra barzelletta!

». Ma non ne conosce altre.

I passi del tempo avanzano tristemente nel cuore di Daisy Huang. I secondi vi si arrampicano senza posa, uno dopo l’altro, come formiche, frenetiche e numerose. «Divento ogni secondo più vecchia! “Le donne non reggono al passare del tempo”. Forse domani quando mi sveglierò sarò diventata una vecchia rugosa!». Il cuore le si stringe. «Balla!». Ma è così stanca che non ce la fa più.

I passi del tempo avanzano tristemente nel cuore di Hu Junyi. I secondi vi si arrampicano senza posa, uno dopo l’altro, come formiche, frenetiche e numerose. «Quando sarà giorno, Hu Junyi, il re dell’oro, sarà rovinato! I tribunali, le aste, la prigione...

». Il cuore gli si stringe. Pensa alla bottiglia di barbiturici sul comodino accanto al letto, al coltello da bistecca in sala da pranzo, alla pistola al $anco della sua guardia del corpo slava di sangue blu

che dorme in macchina, con la canna lunga sei pollici e la bocca nera...». Cosa ci sarà dentro| A un tratto desidera dormire, desidera quella bocca nera.

I passi del tempo avanzano tristemente nel cuore di Miao Zongdan. I secondi vi si arrampicano senza posa, uno dopo l’altro, come formiche, frenetiche e numerose – «Dalla prossima settimana sarò

un uomo libero! Non dovrò più scrivere documenti, attraversare di mattina presto il ponte Fenglin, viaggiare da solo sull’autobus 22 a prender vento. Proprio così! Sarò un uomo libero!». Il cuore gli si stringe.

«Allegria! Ubriachiamoci! Sono $niti i giorni da stipendiato!». Chi potrebbe credere al Municipio che Miao Zongdan possa avere pensieri così sfrenati| Un uomo tanto accorto| Impossibile. Ma un giorno anche le cose impossibili possono accadere!

Le giovani donne sedute a $anco delle tovaglie bianche si alzano una dopo l’altra, aprono le pochette e si incipriano il naso negli specchietti pensando «che donna graziosa» perché vedono solo il

naso, o un occhio, o la bocca, o una ciocca di capelli, non vedono tutto il viso. I signori tirano fuori le sigarette e accendono l’ultima.

L’orchestra intona ancora una canzone:

«Buona notte, cara!». Un motivo insolente, breve.

«L’ultima canzone!». Tutti si alzano per ballare.

Nella sala restano solo $le di tovaglie bianche sporche, i camerieri in attesa sbadigliano brandendo le scope, la testa calva del direttore brilla in ogni dove.

La porta a vetri è aperta, $le di uomini e donne passano dal sogno al corridoio illuminato.

Un colpo di tamburo e le luci si accendono. I musicisti si chinano per mettere a posto gli strumenti.

I camerieri con le scope invadono la sala, sulla porta il direttore augura la buona notte a ogni singolo cliente, in un attimo il locale si vuota. Resta una sala deserta, disordinata e silenziosa, sulla pista non c’è nessuno, le luci hanno portato via i sogni.

Miao Zongdan è in piedi accanto al suo tavolo: «Somiglia a un palloncino scoppiato».

Hu Junyi sospira: «Somiglia a un palloncino scoppiato ».

Zheng Ping si preme la testa in $amme per il tanto vino: «Somiglia a un palloncino scoppiato».

Li Jie $ssa il grande lampadario appeso al centro della sala: «Somiglia a un palloncino scoppiato».

Cos’è un palloncino| Cos’è un palloncino scoppiato|.

Johnson rientra lentamente nel locale corrugando le sopracciglia.

«Good-night, Johny!» gli augura Miao Zongdan.

«Anche mia moglie è morta!».

«I’m awfully sorry for you, Johny!». Miao Zongdan gli

batte la spalla.

«State andando via|».

«Che ce ne andiamo o no, è lo stesso!».

Daisy Huang: «Ovunque vada, la giovinezza non tornerà».

Zheng Ping: «Ovunque vada, Nina non tornerà».

Hu Junyi: «Ovunque vada, la mia fortuna non tornerà ».

«Aspettate! Suono un’altra canzone per farvi ballare!

Volete|».

«Va bene!».

Johnson sale sulla pedana dell’orchestra, prende un violino e raggiunge il centro della pista da ballo.

Sistema lo strumento sotto il mento e comincia a suonare, lentamente, lentamente. Due lacrime scendono dai suoi occhi marroni e bagnano le corde.

Tre coppie esauste, senza più anima, ballano davanti a lui: Li Jie e Zheng Ping, Hu Junyi e Daisy Huang, Miao Zongdan e Zhijun.

Ping! Una corda del violino si rompe all’improvviso.

Johnson abbassa la testa e abbandona le braccia:

«I can’t help!».

Le coppie si fermano e lo guardano.

Zheng Ping scrolla le spalle: «No one can help!».

Li Jie guarda la corda spezzata : «C’est toute sa vie!».

Una morbida voce sof$a nell’orecchio dei cinque:

«No one can help!».

In silenzio, simili a spettri, i cinque escono lentamente trascinandosi dietro corpi e cuori esausti.

Fuori, accanto alla macchina di Hu Junyi, risuona improvvisamente un bang.

Un pneumatico| Un colpo di fucile|

Hu Junyi, il re dell’oro, giace a terra, un buco nella tempia. La sua faccia coperta di sangue si contorce per il dolore. Agghiacciata dalla paura, Daisy Huang $ssa la scena da dentro la macchina. Si raduna

una folla di gente che fa domande a voce alta, si agita, discute, sospira, e poi corre via.

Il cielo schiarisce lentamente. Davanti alla porta del Night Club Imperatrice giace il cadavere di Hu Junyi, accanto a lui Johnson, Li Jie, Miao Zongdan, Daisy Huang, Zheng Ping guardano in silenzio.

4.

quattro persone a un funerale

Il 10 aprile del 1932, quattro persone escono dal cimitero internazionale dopo aver assistito all’inumazione di Hu Junyi. I quattro sono Zheng Ping con i capelli bianchi, Miao Zongdan il disoccupato, Daisy Huang che ha ventotto anni e quattro giorni, Li Jie dallo sguardo tagliente come un bisturi.

Daisy Huang: «Sono veramente stanca di vivere!».

Miao Zongdan: «Almeno lui ha smesso di soffrire!

Sarebbe bello godersi la pace come lui!».

Zheng Ping: «Anch’io mi sento il cuore di un vecchio! ».

Li Jie: «Le vostre parole non hanno senso per me».

Scende il silenzio.

Passa un lungo treno, corre, corre, corre su rotaie che si perdono alla vista, e manda un sospiro.

Una città distante, un viaggio lontano!

Tutti sospirano, poi si incamminano piano, camminano, camminano. Davanti a loro si stende una strada lunga e solitaria ... Una città distante, un viaggio lontano!

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